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Sfido chiunque a guardare le fotografie scattate nell’atelier di Bellerby & Co. e a non desiderare, almeno per un istante, di fare esattamente quel lavoro. O, almeno, di avere il talento necessario per provarci. Negli scatti si vedono giovani uomini e donne, talvolta con le cuffie alle orecchie per ascoltare musica, immersi in un’attività artigianale minuziosa e delicata: realizzano globi perfetti e dipingono continenti, mari e confini del mondo. È esattamente questo che accade in questa bottega londinese che sembra arrivare da un’altra epoca. Si realizzano e si dipingono mappamondi, interamente a mano.
L’idea nasce per colmare un vuoto. Nel 2008 Peter Bellerby si mise alla ricerca di un mappamondo degno dell’ottantesimo compleanno del padre, ma si trovò davanti a una scelta impossibile. Da una parte c’erano innumerevoli riproduzioni industriali in plastica, dall’altra pezzi d’antiquariato fuori portata. Decise allora di costruirsene uno da solo. Pensava di impiegarci al massimo tre o quattro mesi e di spendere poche migliaia di sterline. Ci mise invece due anni, investendo tutti i suoi risparmi. Lo stesso Bellerby, oggi, ne parla con autoironia, ammettendo che «in fondo, alla base di Bellerby & Co. c’è stato un hobby che mi è sfuggito di mano».
Realizzare un mappamondo come quello che aveva in mente, in effetti, si rivelò molto più complicato del previsto, anche perché non esisteva alcun metodo già collaudato da seguire. «Non esiste un manuale, né un posto dove imparare a fare mappamondi», ricorda Bellerby. «Ho imparato da solo, per tentativi ed errori, e imparo ancora cose nuove dopo tutti questi anni». Bellerby chiese a un amico di scrivere un programma capace di trasformare una mappa rettangolare nei “gores”, ovvero le sagome triangolari che si applicano su una sfera, promettendogli in cambio un mappamondo. Era convinto che il lavoro gli avrebbe richiesto un mese, al massimo due. Tre giorni dopo l’amico fu però inviato a Kabul e il programma richiese più di un anno per essere completato.

Photo by Richard Mathews
Anche trovare una sfera perfetta si rivelò tutt’altro che semplice. Nessun produttore riusciva a garantire la precisione necessaria, finché Bellerby non si rivolse ai fabbricanti di stampi della Formula 1, gli unici capaci di realizzare superfici accurate al decimo di millimetro. Restava poi il problema di bilanciare la sfera con pesi di piombo, affinché ruotasse senza oscillare. La fase più delicata fu però il cosiddetto “goring”, cioè applicare la mappa sul globo. Ci vollero diciotto mesi per metterla a punto, perché nessuno dei produttori esistenti realizzava risultati davvero impeccabili, tra linee di latitudine disallineate e “gores” sovrapposti al punto da cancellare interi Paesi dalla carta. Con pazienza e perseveranza, però, la tecnica di realizzazione dei mappamondi artigianali è stata infine messa a punto e replicata più e più volte, avviando una vera e propria attività.
Negli ultimi anni i globi di Bellerby & Co. sono comparsi in produzioni hollywoodiane e in serie televisive di tutto il mondo, e la bottega ha collaborato con artisti di fama internazionale. Ma, soprattutto, i suoi pezzi continuano a essere apprezzati da collezionisti privati in ogni angolo del pianeta. Capita ancora a Bellerby di stupirsi per certe destinazioni, tra cui cita «Perù, Groenlandia, Cambogia, Vietnam, Kirghizistan, Uruguay, Nepal».

Photo by Euan Myles
Oggi l’atelier in un giorno lavorativo qualsiasi riunisce fino a trentacinque persone, tra globe-maker, pittori, falegnami, metalmeccanici, oltre a un incisore e un illustratore. Sono tutti tra i migliori nel proprio campo. Dietro c’è una filosofia precisa, che lo stesso Bellerby riassume così: «Voglio che tutto ciò che possiedo, e quindi tutto ciò che produciamo, sia costruito oltre ogni necessità, esteticamente bello ma soprattutto fatto per durare».
Photo by Euan Myles
Gli “attrezzi del mestiere” restano sorprendentemente semplici. «Gli strumenti fondamentali sono le mani, l’acqua e la colla», racconta lui stesso, quasi in contrasto con la complessità dell’intero processo. Dalle basi in legno e metallo alla cartografia, dalla pittura alla rilegatura finale, ogni pezzo viene realizzato a mano nello studio di Londra nord, unendo tecniche tradizionali e moderne. Il risultato è un’opera d’arte a tutti gli effetti. Un’attività così fuori dal comune negli anni ha attirato inevitabilmente molta attenzione. Testate internazionali e documentari hanno raccontato il lavoro di Bellerby & Co., e la storia è confluita anche in un libro, Globemakers, dedicato al mestiere e alla figura del suo fondatore.

Dietro ogni singolo globo si nascondono settimane, spesso mesi di lavoro. Tutto parte dalla sfera perfetta e dalla mappa, aggiornata e personalizzata caso per caso. La carta viene poi stampata e ritagliata a mano nelle sagome dei “gores”, dipinte una a una con gli acquerelli. Quando i “gores” sono asciutti vengono applicati sul globo, un passaggio delicatissimo perché la carta bagnata rischia di strapparsi o incresparsi. Seguono altri strati di colore e dettaglio, la sigillatura con resina o vernice, il montaggio sulla base scelta dal cliente e, infine, l’imballaggio per la spedizione, che parte da Londra verso ogni parte del mondo. A volte nei pacchi ci sono delle vere e proprie chicche, come il modello di mappamondo ispirato a quello donato a Churchill e Roosevelt da George Marshall durante la Seconda guerra mondiale.
Interrogato sul motivo per cui, nell’epoca di Google Earth, un oggetto come il mappamondo resti così desiderabile, Bellerby risponde senza troppi giri di parole. «Google Earth serve per andare dal punto A al punto B. Un mappamondo, invece, ti spinge a guardare un luogo con più attenzione. È fatto e dipinto a mano, un pezzo unico che puoi tramandare».
LIFESTYLE
7 Ottobre 2026
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